Visualizzazione post con etichetta noi non eravamo così. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta noi non eravamo così. Mostra tutti i post

martedì 4 ottobre 2011

IL LEGO NON MORIRA' MAI

Bel voto uguale Lego. Niente capricci uguale Lego. Natale uguale Lego. 
Queste le equazioni che hanno caratterizzato le vite della maggior parte dai bambini. Ma a questo punto vien da dire, non solo. Già perché non sempre sono i bambini a perdere la testa per quei versatili mattoncini, ma anche i grandi. O meglio, diciamo che c’è chi non ha mai superato la fase del distacco emotivo da quel gioco (che gioco non è, per chi è cresciuto negli anni Novanta, ma piuttosto una fondamentale tappa di vita in cui tutti si decide che da grandi si farà l’ingegnere).
Negli ultimi dieci anni un’intera generazione di giovani artisti piuttosto originali si è lasciata ispirare dalla storica azienda danese di mattoncini.

C’è Sean Kenney la cui specialità sono le riproduzioni dei palazzoni della Grande Mela, oltre al classico World Trade Center e all’Empire State Building, anche il caotico Greenwich Village. C’è Henry Lim con il suo stegosauro a grandezza naturale: una chicca. Ci sono Andrew Lipson e Daniel Shiu, famosi per aver realizzato con i Lego le architetture impossibili di Escher. C’è Spite Your Face, società di animazione londinese che realizza video e dvd, soprattutto per il web, che con la tecnica dello stop-motion ha messo su divertenti parodie di grandi film.

Ma di matti ne è pieno il mondo. Negli Stati Uniti – e dove se no? – c’è il Reverendo Brendan Powell Smith che si è messo in testa di ricreare gli episodi della Bibbia attraverso una serie di set Lego. No comment.

Ed infine, il mio preferito: Nathan Sawayasi.

     

     

     

          

venerdì 9 settembre 2011

AUTOSCATTO, CHE TRISTEZZA

Negli anni in cui tutti sono fotografi, arriva la “metafotografia” a sputtanare tutti.
A farlo è Mathieu Grac con una pensata geniale: fotografare chi si sta fotografando. Sì, perché i giovani sono degli sfigati (io per prima, ma con molto più stile) e la moda del momento è quella degli autoscatti. Una tristezza infinita.
E sorge una domanda: una volta le foto non si facevano per ricordare qualcosa, tipo la vacanza con le amiche, il bel panorama o il bacio con il fidanzatino?
No, niente pipponi sull’egoismo del Duemila e sul basso quoziente intellettivo dei poser moderni, però… per dio, che tristezza.


Ad ogni modo il nostro fotografo francese con il suo “Boyz and Gorls du Net” mette insieme una sconvolgente carrellata di esempi di questa generazione dell’autoscatto: un progetto per davvero sputtanare la stupidità di chi ha talmente tanto tempo libero da improvvisarsi fotografo/a professionista e modello/a professionista, allo stesso tempo. Le variazioni di genere sono doverose: nessuna distinzione, nessuno si salva, né maschi né femmine, né gay né etero.


Però, bisogna ammetterlo, l’idea è geniale. Bravo il francesino.

Poi giri sul web e trovi pure solide basi su cui fondare la teoria.
La sindrome dell'autoscatto "è un disturbo della personalità il cui sintomo principale è un deficit nella capacità d'autovalutazione. Questa patologia è infatti caratterizzata da una particolare percezione di sé del soggetto definita “Sé Fighissimo”. Comporta un sentimento esagerato della propria importanza e idealizzazione del proprio sé fotografato anche se in realtà il soggetto nella maggioranza dei casi è un inutile cesso. In ambito teorico, le diverse scuole di psicologia hanno dato interpretazioni e spiegazioni diverse di questo disturbo pur concordando che l'unica soluzione realmente funzionante è la soppressione dell'individuo affetto. Vanno inoltre considerati non patologici autoscatti saltuari o puramente ludici (cit. Sigmund Freud), anche se il soggetto dovrebbe comunque essere tenuto sotto la stretta osservazione di un buon psichiatra che dovrà preoccuparsi di non far avanzare la sindrome nel soggetto ricorrendo alla flagellazione o alla scarnificazione del volto, dove necessario".
Segue un’accurata, interessante ed approfondita descrizione del criterio diagnostico, della diffusione della malattia e del target più colpito. 

Non posso negare che sia affascinante.