giovedì 3 novembre 2011

VIDOCQ E' SHERLOCK HOLMES

Sempre odiati i film francesi. Sempre. Sarà che sono ignorante, sarà l'accento fastidioso, sarà la puzza sotto il naso, ma l’odio è sempre stato così, naturale.
Finchè arriva un film del 2001 a far cambiare idea. Vidocq.

Prima di tutto: una trama semplice – apparentemente – che funziona sempre.
Parigi, 1830. "Vidocq è morto". E già il film comincia bene: muore il protagonista, olè. L'investigatore Vidocq muore cercando di risolvere una serie di misteriosi omicidi; il suo socio Nimier riceve la visita del biografo ufficiale di Vidocq, uno sbarbatello di nome Etiénne, deciso a risolvere il caso per vendicare l'investigatore, e scrivere l'ultimo capitolo del suo libro. E da qui comincia tutto l’ambaradan.

Pitof, alla sua prima regia, dà una buona prova di sé. Trasporta sullo schermo la novella di Jean Christophe Grangè in una maniera irresistibile. Avanti e indietro, avanti e indietro tra presente e flashback tutti i vari flashback. Ma il vero mal di mare – detto sinceramente – è dato dalle riprese: strettissime inquadrature e cambi di prospettiva improvvisi, la telecamera che si muove insieme al personaggio muovendosi insieme a lui. Insomma, nausea, ma alla quale tutto sommato dopo due o tre minuti ci si abitua.
Il cast però è fantastico. Gerard Depardieu è sull'orlo dell'infarto dopo ogni inseguimento. Moussa Maaskri ha il suo sporco perché, con sto geco che gli risale la faccia. Guillaume Canet sarebbe sembrato meno stupido con un taglio di capelli migliore e un abbigliamento meno da hobbit. Ines Sastre è buttata assolutamente lì a caso, ma va bene così.
Per il resto gran film, d’effetto.

C’è da dire che se è vero che sir Arthur Conan Doyle pare si sia ispirato al personaggio di Vidocq, peraltro realmente esistito, per il suo Sherlock Holmes, è altrettanto vero che Jean Christophe Grangè si è ispirato a Doyle per la struttura della storia, da vero thrillerone, e la caratterizzazione di Vidocq. Inglese e francesi, non la smetteranno mai.

venerdì 21 ottobre 2011

HALLOWEEN-A'-PORTER FT. BIELLA



Halloween. Bla, bla, bla, dolcettooscherzetto, bla, bla, bla, festa delle streghe, bla, bla, bla, trashata americana. Però Halloween è sempre Halloween e non c’è niente da fare.

Il biellese, ormai attivo sostenitore e generatore di inutili e balzani argomenti, non si è smentito nemmeno questa volta. Oltre ad essere grande conoscitore di musica ricercata, non si può certo negare la sua innata propensione per ciò che è bello (donne comprese): da autentico esteta qual è, una festa come Halloween non poteva salvarsi.
Grandi idee per grandi travestimenti.
Così, unite le forze e spremuti i cervelli, ne è uscito davvero il meglio.
Dopo l’elezione da parte della stampa locale ad esperta di moda, i consigli dovrebbero andare nella direzione della classifica stilata dal Chicago Tribune a riguardo (anche se un meritatissimo applauso va al travestimento da tamarra di Jersey Shore).
Invece da brava – e vera – fascionblogger (sì, fascion scritto fascion) unita ad bravo e vero professionista dell’esserefuoriditesta, ecco le prime idee partorite:

  • Steve Jobs zombie, perché la tecnologia lo terrà in vita per sempre
  • Gheddafi, ancora insanguinato però
  • Salma trafugata di Mike Bongiorno, oppure bara trafugata, a piacere
  • Nicole Minetti, vestita però, altrimenti che paura fa!?
  • Er Pelliccia pompiere con estintore da lanciare in caso di incendio
  • il gatto inopportuno del porno di Belen Rodriguez
  • il pisello moscio e piccolo dell’uomo del porno di Belen (sembrerà ripetitivo, ma l’attualità è tutto in queste feste)
  • Giulio Tremonti con forbicione insanguinato per i tagli
  • Amy Winehouse, morta e risorta

Tagliando corto, buon allouin in anticipo.

Applausi e ringraziamenti possono essere recapitati sia personalmente sia via posta.
Di nuovo grazie al biellese: senza di lui tutto questo non sarebbe stato possibile.